#BookReview: Gang Bang di Chuck Palanhiuk

In evidenza#BookReview: Gang Bang di Chuck Palanhiuk

Salve Viaggiatori della rete,

è circa un anno, tra una cosa e l’altra, che non aggiorno il blog.

No, non sono stata risucchiata da un buco nero e nemmeno mi sono persa in un mondo parallelo mentre cercavo una maglietta pulita nell’armadio. Sono stata noiosamente sopraffatta dalla mole crescente degli impegni quotidiani. Blaterare in questo spazio, però mi è mancato moltissimo.

Ecco perché, dopo diversi tentativi falliti di imbastire un post sulle mie letture estive (ecchicazzosenefregappiù, delle letture estive, ad ottobre), ho pensato di trasformare in parole i miei pensieri sull’ultimo romanzo che ho letto: Gang Bang di Chuck Palanhiuk.

La trama in breve:

Questo adorabile libricino racconta la storia di Cassie Wright, pornostar giunta alla fine della propria carriera che decide di dare un caloroso addio al suo pubblico di aficionados della pugnetta con un ultima, maestosa, opera: una gang bang con 600 (dico SEICENTO) uomini diversi. Guerra Sessuale 3. O la va o la spacca. In tutti i sensi.

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La vicenda si svolge quasi del tutto nella sala d’attesa del set cinematografico, seguendo le voci e il punto di vista di tre diversi attori scritturati per comparire nel film. La vera protagonista della storia, la signora Wright e le sue indiscutibili doti recitative, non figura quasi mai sulla scena se non per brevi momenti, durante i quali appare più come un’appendice della sua vagina che come un essere dotato di intelletto.

La narrazione è cruda, piena zeppa di dettagli turpi. La descrizione degli ambienti e delle persone sullo sfondo avviene soprattutto attraverso il senso dell’olfatto. L’odore acre del sudore, quello piccante degli snacks di benvenuto, quello stantio dell’alito,  dell’acqua di colonia che si mescola agli umori corporei. L’odore di lattice, vaselina, urina e piedi sporchi.

Tutto suggerisce al lettore una sensazione di squallore disarmante. Lo stomaco si ribalta e ti viene quasi voglia di smettere di leggere, quando pensi che quei corpi, quelle mani, quelle menti sudicie sono lì per afferrare, squarciare e violare l’intimità di qualcun altro, specialmente se quel qualcuno resta per tutto il tempo della narrazione in disparte, nel silenzio ovattato di una camera insonorizzata, circondata da luci bianche, avvolta da bianche lenzuola.

Eppure, è quella stessa sensazione pungente alla bocca dello stomaco che ti impedisce di mettere giù il romanzo, rivelando una parte di te nascosta, il piacere e la curiosità morbosi nell’osservare la sofferenza altrui. La stessa che spingeva le persone ad assistere alle pubbliche esecuzioni nel medioevo.

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La vera storia di Annabel Chong, che battè il record mondiale girando in 10 ore una gang bang con 251 uomini, ha ispirato il romanzo.

Il disgusto si diffonde come un malessere nel racconto dei  narratori, ognuno dei quali è legato a Cassie Wright e al suo destino. Le storie personali si intrecciano in un groviglio di opportunità perdute, cinismo, masochismo, sadismo (un sacco di -ismi), lenta consapevolezza del tempo che passa, odio purissimo ed egoismo, in una sorta di flusso di coscienza collettivo. 

Il vero, grande, problema di questo libro è uno solo: la traduzione del titolo.

Nella versione originale, il titolo del romanzo è “SNUFF“, termine che nel porno indica un filmato nel quale sono visibili scene di tortura o violenza che determinano (in alcuni casi) la morte di chi subisce.

E’ il titolo che fornisce l’intera chiave di lettura del romanzo, che sottolinea la tragicità di un corpo di donna che, per essere protagonista, deve per forza annichilire la sua dimensione  individuale, umana. Non a caso, nelle uniche scene in cui Cassie ha voce, parla sempre di altri: artisti e stelle del cinema che si sono sacrificati in nome di un ideale più alto. La performance.

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#StarWars: cambiare il cinema con il Viaggio dell’Eroe

#StarWars: cambiare il cinema con il Viaggio dell’Eroe

Salve, viaggiatori della rete!

Ho trovato un articolo molto interessante su Salon, nel quale si parla di come Star Wars  abbia influenzato e cambiato le sorti della fantascienza nel cinema grazie alla teoria del Viaggio dell’Eroe di Joseph Campbell.

Eccovi la mia traduzione/riduzione (trovate comunque l’articolo completo cliccando sul link in alto).

Negli anni venti, la fantascienza era discriminata dall’ambiente cinematografico. Andava bene per i bambini, certo, ma i critici la guardavano dall’alto in basso. Star Wars cambiò le cose.

La sceneggiatura del primo film di Star Wars (1977) è stata influenzata da un libro del 1949, L’eroe dai mille volti, del mitologo americano Joseph Campbell.herosjourney2

Campbell credeva che alla base dei più disparati miti e leggende  che l’umanità abbia concepito si trovasse un singolo archetipo di storia dalla profonda importanza psicologica. Lo chiamò Monomito (monomyth). Per come la vedeva Campbell, tutti i miti e leggende del mondo sono variazioni imperfette del monomito. Egli trovava eco di questa storia dovunque guardasse; i miti più disparati come quello di Ulisse, Osiride o Prometeo, le vite di figure religiose come Mosè, Cristo o Buddha, persino nei drammi e nei racconti  dall’ antica Grecia fino a Shakespeare e Dickens.  Il Viaggio dell’Eroe comincia con un uomo comune (la maggior parte delle volte si tratta di un uomo) abitante di un mondo riconducibile a quello reale. L’uomo riceve un richiamo all’avventura, incontra un mentore più anziano, affronta molte prove nel suo viaggio per confrontarsi e distruggere un grande male e poi ritorna alla sua vita precedente ricompensato e trasfigurato.

George Lucas non ha mai nascosto il fatto che abbia coscientemente modellato la trilogia originale di Star Wars su una rivisitazione moderna del monomito di Campbell, e ha fatto molto per accrescere il profilo di Campbell e il suo lavoro.yoda_luke

Star Wars ebbe talmente tanto successo che l’industria cinematografica americana non si è mai veramente ripresa. Insieme ai film di Steven Spielberg, grande amico di Lucas, ha trasformato Hollywood nell’industria di blockbuster  basata campagne di lancio promozionali e merchandising che è tuttora.

Il cinema americano ha sempre avuto una relazione democratica col pubblico: al pubblico ha dato proprio ciò che voleva e il pubblico dimostrava ciò che voleva attraverso l’acquisto dei biglietti. Così, Hollywood rimase shockata da Star Wars, dalla rivelazione che al pubblico interessasse quel tipo di prodotto e, conseguentemente, da quanto  elevato fosse il guadagno in ballo.

Per  Hollywood, il Viaggio dell’eroe divenne la gallina dalle uova d’oro. Gli esaminatori delle sceneggiature lo utilizzavano per analizzare gli script e determinare se dovessero venire rifiutati oppure no.

Tanto gli esaminatori quanto gli sceneggiatori sapevano in quale punto esatto della sceneggiatura l’eroe aveva bisogno dell’evento scatenante, quando l’avventura dovesse trasformarsi nel suo momento più oscuro e dove piazzare la soluzione catartica.

La storia di Campbell si svolge intorno a un solo individuo, una persona nata con uno status sociale basso in cui il pubblico si identifica.  Questo eroe è la persona più importante nel mondo in cui la storia si svolge: un fatto compreso non solo dall’eroe, ma da chiunque altro faccia parte di quell’universo. Il trionfo è possibile solo se a trionfare è l’eroe, e la tragedia è una tragedia solo se colpisce personalmente l’eroe. I personaggi di supporto esultano o si struggono per l’eroe in maniera completamente differente rispetto alle loro reazioni verso altre persone. La morte di un personaggio che l’eroe non conosceva viene presentata in modo emozionalmente molto differente rispetto alla rappresentazione della morte di qualcuno che l’eroe amava.tumblr_static_5euxmggvonk80oscgco8wgc84

Chiaramente, si tratta di una struttura narrativa cucita idealmente sulla cultura prevalente. Di tutti i potenziali miti che avrebbe potuto citare, Campbell, un americano del ventesimo secolo, scelse forse il più individualistico.  Il successo del monomito nelle ultime decadi del ventesimo secolo è indicativo di quanto sia radicato l’individualismo nella nostra società.

Eppure, all’inizio del ventunesimo secolo, cominciano a intravvedersi segni dello sgretolamento di questa formula magica. Le narrazioni veramente avvincenti e di successo della nostra epoca si muovono oltre la prospettiva limitata e individuale del Viaggio dell’Eroe. Serie applaudite dalla critica come The Wire e serie dal successo planetario come Il Trono di Spade sono amate  proprio per la complessità di politica e relazioni di potere. Le storie non vengono  più raccontate dal punto di vista di un solo individuo, ma da molte prospettive che si intersecano tra loro e le relazioni  scaturite dal coinvolgimento di una rete complessa di personaggi diversi possono attrarre più della vicenda di un solo uomo coraggioso.

Nel ventunesimo secolo il pubblico vuole una relazione lunga e travagliata dai personaggi, che si tratti del proprio avatar su World of Warcraft e altri giochi online, o di personaggi come Doctor Who, che hanno alle spalle una storia lunga più di cinquant’anni.

I film di supereroi del Marvel Cinematic Universe sono tutti connessi, perchè la Marvel capisce che l’insieme è più forte del singolo. Una semplice storia basata sul Viaggio dell’Eroe come Lo Hobbit di J.R. R. Tolkien diventa, quando viene adattata per il grande schermo, una lunga trilogia di film molto più complessa del libro originale.

Se la fantascienza è il nostro campanello d’allarme culturale, il suo allontanamento dall’individualismo ci dice qualcosa sulla direzione verso la quale siamo diretti. Questo dovrebbe assorbire la nostra attenzione specialmente quando, negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, è diventato lampante quanto oscuro può diventare il culto del sè.

May the Force be with you,

Marina Finaldi

#StarWars: 10 gadget di cui (forse) potevamo fare a meno.

#StarWars: 10 gadget di cui (forse) potevamo fare a meno.

Salve, viaggiatori della rete!

Avete presente quando, sotto Natale, spulciate INDEFESSAMENTE siti Internet alla ricerca del regalo nerd perfetto?

Data l’uscita imminente del settimo episodio di Star Wars al cinema, ho pensato che sarebbe stata un’idea carina cercare di regalare ai miei amici qualche oggetto a tema.

Tra le miriadi di action figures e riproduzioni di spade laser, però, ho trovato una quantità di gadget che definire “particolari” è riduttivo. E ho pensato di fare una lista. Continue reading “#StarWars: 10 gadget di cui (forse) potevamo fare a meno.”

#BookReview: Tre buoni motivi per leggere Stardust da adulti

#BookReview: Tre buoni motivi per leggere Stardust da adulti

“Every lover is, in his heart, a madman, and, in his head, a minstrel.”

 Neil Gaiman

Salve, viaggiatori della rete!

Oggi metterò un po’ di polvere di stelle nei vostri frullati fantasy.

Come molti di voi sapranno, oggi ricorre il cinquantacinquesimo compleanno di Neil Gaiman (sì, 55 anni portati favolosamente bene).

Quale giorno migliore di questo per parlare di uno dei suoi capolavori?

La prima volta che ho sentito nominare Stardust era Natale del 2007. Io e mia sorella, dopo un’epocale abbuffata di cioccolato e pandoro, ce ne stavamo stravaccate sul divano a fare zapping quando la nostra attenzione è stata catturata dalle atmosfere fantastiche del film e dalle grazie di Charlie Cox nei panni del protagonista.  stardust-movie-poster

Oggi, a distanza di otto anni, ho finalmente letto il libro e ho difficoltà a spiegare le sensazioni che mi ha provocato.

Il romanzo, nell’edizione italiana tradotta da Maurizio Bartocci, comincia così:

“C’era una volta un giovane che desiderava ardentemente soddisfare le proprie brame.”

Avete presente la sensazione di disagio che si prova quando, da adulto, riprendi in mano i giocattoli di quando eri piccolo e tutto a un tratto ti rendi conto che sei cresciuto?

Ecco, la prima frase di Stardust mi ha fatto lo stesso effetto.

Ho letto i primi due capitoli quasi con imbarazzo, alla ricerca di un elemento che giustificasse il mio indugiare nel mondo di Faerie nonostante l’età.

Faerie è il reame delle fate d’ispirazione shakespeariana, un luogo magico in cui tutto è possibile: dagli animali parlanti alle navi volanti che vanno a caccia di fulmini.

Da bambini, ci siamo stati tutti almeno una volta.

Stardust e Neil Gaiman mi hanno insegnato che sarebbe salutare tornarci anche da adulti.

Perchè? Ecco tre motivi: Continue reading “#BookReview: Tre buoni motivi per leggere Stardust da adulti”

Come finirà Game of Thrones?

Come finirà Game of Thrones?

Salve, viaggiatori della rete!

La notizia del giorno è che George R. R. Martin ha finalmente dato un indizio sul finale de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. 

In un incontro con gli studenti alla Northwestern Medill School of Journalism avrebbe, infatti, dichiarato (cito testualmente):

“Credo che tutti serbiate speranza. In un certo senso, siamo tutti alla ricerca del lieto fine. Per quanto mi concerne, preferisco i finali agrodolci. La gente mi chiede di continuo come finirà il Trono di Spade e io non ho intenzione di rivelarlo, ma, vi dico, aspettatevi qualcosa di agrodolce alla fine.

Penso che Tolkien lo abbia fatto in maniera brillante. Non l’ho capito quando lessi per la prima volta Il Ritorno del Re, da ragazzo. Non si può portare a compimento una missione e poi far finta che la vita sia perfetta. Non funziona così” (traduzione mia).

carne affumicata: la specialità di Drogon.

Scema io che pensavo che tutto si sarebbe concluso con una stretta di mano tra Umani ed Estranei e un’ abbuffata a base di cinghiale selvatico arrostito dal fuoco di drago  e annaffiato da fiumi di vino Dorniano!

Intanto, l’ultimo volume della saga potrebbe addirittura uscire nei primi mesi del 2016 e anticipare la messa in onda della serie tv (ci tengo a precisare che quest’indiscrezione è solamente un rumor della rete e non sarebbe la prima volta che il vecchiaccio* rimanda).

Asha Greyjoy, uno dei personaggi più fighi della saga, è stata quasi del tutto ignorata nella serie tv
Asha Greyjoy, uno dei personaggi più fighi della saga, è stata quasi del tutto ignorata nella serie.

Riguardo quest’ultima, lo scrittore ha confermato che serie e libro continueranno a procedere separatamente… apparentemente perché sentirebbe troppo la pressione di “stare al passo” coi tempi televisivi:

“Per anni ho sentito il loro fiato sul collo. Mi chiedevano se non potessi indurmi a scrivere più velocemente. Credo che, a questo punto, la risposta sia semplicemente No. Scrivo al ritmo in cui scrivo e ciò che fa lo show non cambierà ciò che i libri sono” (traduzione mia).

Caro Martin, non ti angustiare, vai tranquillo: in fondo, sono solo VENTICINQUE ANNI che scrivi Le Cronache!

Bene, da Approdo del Re è tutto.

Valar Morghulis e lunga vita ai Targaryen,

Marina Finaldi

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*precisazione: vecchiaccio non va inteso in senso dispregiativo, io adoro Martin! Sappiate, però, che il mio rapporto con lui è di profondo amore/odio, quindi mi sono permessa la libertà di esprimere il mio bipolarismo a parole 😀 

Link all’articolo originale: http://goo.gl/KYu1RE

#HalloweenCountdown- Mai fidarsi delle apparenze: L’uomo della Sabbia

#HalloweenCountdown-  Mai fidarsi delle apparenze: L’uomo della Sabbia

“Oh sciocchino! Ma non lo sai ancora? E’ un uomo cattivo che viene dai bambini che non vogliono andare a letto e getta loro negli occhi manate di sabbia, finché questi non schizzano fuori sanguinanti dalla testa: allora butta gli occhi in un sacco e li porta, quando la luna splende a metà, da mangiare ai suoi piccoli: loro stanno là in un nido e hanno becchi adunchi come gufi e beccano dal sacco gli occhietti dei bambini che non sono stati saggi…”

Salve, viaggiatori della rete!

Oggi, alla vigilia della notte più spaventosa dell’anno, vi parlerò di un racconto dell’orrore che mi è rimasto impresso: uno di quelli che ti obbligano a dormire con la lucetta accesa di notte, le coperte ben tirate sopra la testa.

Si tratta de L’uomo della Sabbia, racconto scritto nel 1815 da E.T.A. Hoffmann e contenuto nella raccolta “Notturni”.

L’uomo della Sabbia è sicuramente, per molti di voi una figura già nota: ne portano il nome, tra gli altri, un brano famosissimo dei Metallica e un’altrettanto famosa serie a fumetti scritta da Neil Gaiman che vede come protagonista il Signore del mondo onirico.  sandman

L’uomo della sabbia di questo racconto si chiama Coppelius.

Nathanael, il protagonista, è così ossessionato dal personaggio misterioso dell’ avvocato Coppelius (socio d’affari di suo padre) da riconoscere nei suoi tratti rozzi, quelli dell’uomo della sabbia: il mostro del quale gli raccontava la sua governante.

Curioso di scoprire il segreto di Coppelius, il bambino, una sera, si nasconde dietro una tenda e spia suo padre e l’avvocato mentre compiono alcuni riti sinistri.

All’esclamazione di Coppelius:

Qui, datemi occhi, datemi occhi!“, il bambino grida e viene scoperto.

Il losco figuro, gli occhi da pazzo, la bocca contorta in una smorfia demoniaca, prova a cavargli gli occhi con le mani adunche.

Il ricordo terrorizzante di quella notte marchia profondamente l’animo di Nathanael, il quale, diventato adulto, s’illude di essere riuscito ad esorcizzare una volta per tutte la suggestione e l’orrore che in lui aveva suscitato Coppelius.

Succede, però, che alla porta del suo appartamento da studente bussi un giorno un certo Giuseppe Coppola, venditore piemontese di barometri, occhiali e cannocchiali.

Coppola somiglia, nell’aspetto e nei modi, straordinariamente a Coppelius e la frase che pronuncia (qualcosa di simile a “vendo begli occhi, begli occhi i miei”), risveglia in Nathanael una paura ancestrale e un male dal quale non sarà più in grado di liberarsi. der_sandmann_by_asfodelo-d529hx7

Nathanael, forse più per convincersi dell’infondatezza dei propri sospetti che per reale bisogno, acquista dal venditore un piccolo binocolo.

Col binocolo comincia a spiare Olimpia la figlia del professor Spallanzani e, folgorato dalla sua bellezza o se ne innamora.

Olimpia, però, non è come tutte le altre ragazze: non frequenta nessuno, parla pochissimo e resta sempre chiusa nella sua stanza, seduta sempre nella stessa posizione rigida, con lo sguardo vacuo che punta fuori dalla finestra.

In quello sguardo, Nathanael, attraverso la lente vendutagli da Coppola, legge passione e vitalità, addirittura provocazione.

Così, quando il professor Spallanzani decide di mostrare per la prima volta sua figlia in pubblico dando una festa, Nathanael passa tutta la serata a ballare con lei, ad ammirare la sua bellezza, ad apprezzare la sua silenziosità.

Gli  altri invitati lo prendono in giro: in quella ragazza c’è qualcosa che non va, i suoi movimenti, i suoi gesti, sono troppo artificiosi, meccanici.

Qualcuno ipotizza addirittura che Olimpia sia deficiente.

Ma Nathanael, accecato dall’amore, non da loro ascolto e, anzi, è già pronto a chiedere la mano della ragazza al professore.

Immaginatevi la sua sorpresa quando, giunto all’uscio di Spallanzani, Nathaniel trova Coppelius e il professore contendersi la ragazza come se fosse una bambola di pezza.f0163691_2123397

Il volto dell’amata è una maschera di cera priva d’espressione.

Gli arti sono piegati in angoli innaturali e producono un suono secco come di legno a ogni scossone.

Un paio di occhi schizza fuori dalle orbite sanguinanti di Olimpia.

Nathanael li guarda e comprende:

Sbirciando nella camera di Olimpia con il cannocchiale dell’uomo della sabbia, si era innamorato di una finzione: la ragazza è solo un automa, un burattino.

E gli occhi, i suoi occhi, non sono più in grado di distinguere la realtà dall’apparenza, la vita cosciente dall’incubo.

Di colpo, ritorna bambino e rivede Coppelius provare a strappargli gli occhi con gli artigli delle mani ossute.

Impazzisce, precipita nell’oblio.

In fondo, pensateci bene, come si fa a non impazzire quando ti assale la consapevolezza che tutto ciò che ti sta intorno, che guardi e che tocchi, non è altro che l’architettura di un sogno?

E se il filtro attraverso il quale osserviamo il mondo ce l’avesse fornito Coppelius?

Sogni d’oro a tutti,

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Marina Finaldi

#HalloweenCountdown – I vampiri sono demoni e non brillano al sole: Baltimore di Mignola e Golden

#HalloweenCountdown – I vampiri sono demoni e non brillano al sole: Baltimore di Mignola e Golden

Salve, viaggiatori della rete!

Oggi la casa offre un bel bicchiere di sangue umano alla spina: parliamo di Vampiri!

Il vampiro è forse una delle creature più affascinanti che mitologia e letteratura ci hanno regalato nel corso dei secoli. Sicuramente, una delle più versatili e longeve.

Per anni romanzi, film e serie televisive con vampiri protagonisti hanno dominato l’industria dell’intrattenimento e credo continueranno a farlo.

Purtroppo, però, l’esasperazione (nei prodotti editoriali e cinematografici) di quelle caratteristiche vampiresche che generano nel pubblico una fascinazione sensuale (chi è che non ha mai sognato, almeno una volta, di vivere in eterno, di esercitare il proprio potere sulle menti di chi gli sta intorno, di volare?), ha trasformato i poveri succhiasangue (che un tempo facevano paura) in  idoli per ragazzine e casalinghe disperate in preda a tempeste ormonali piuttosto irruente.

Tutti noi ci ricordiamo di Twilight e dei suoi sfavillanti protagonisti…

Cito Twilight non a caso perchè proprio in quegli anni (2007), usciva in libreria una sua controparte “cazzuta”: quella con meno cosplayer di vampiri con la sindrome premestruale e più demoni corrotti dal Male, per intenderci.

Baltimore: il tenace soldatino di stagno e il vampiro è stato scritto a quattro mani da Christopher Golden e Mike Mignola, che ha anche illustrato il libro.

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Incipit

 Henry Baltimore è un signorotto europeo che, come tanti altri, parte per la Prima Guerra Mondiale. Durante la guerra, assisterà a una scena che gli cambierà la vita: delle enormi creature alate e mostruose che banchettano con i cadaveri dei suoi compagni d’arme. Terrorizzato, quando vede una di quelle cose strisciare verso di lui, prova a colpirla e, ferendola, scatena su di sé e su tutta l’Europa, una maledizione dalla quale è impossibile scampare.

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Narrazione

Nonostante il capitano Baltimore sia il protagonista del romanzo, la maggior parte della narrazione non si focalizza sulle sue vicende, ma sui racconti dei tre uomini che egli ha richiamato in una non meglio specificata Città per adempiere a una non meglio specificata missione (e non vi dico niente per non fare spoiler).

I tre uomini, come nella miglior tradizione dell’epica orale, narrano uno ad uno la propria storia e il loro primo incontro ravvicinato con l’Occulto.

Nessuna delle tre storie riguarda in prima persona i vampiri, ma la presenza di questi ultimi si fa progressivamente più manifesta man mano che il personaggio di Baltimore viene rivelato.

Una visione originale

I vampiri sono la croce personale di Baltimore, la sua ossessione: esistono nel mondo tangibile solo se lui è lì per distruggerli, altrimenti restano forme indefinite nell’ombra, ectoplasmi di pura malvagità.

Eppure gli effetti della maledizione non sono affatto celati: ne porta il peso ogni donna, uomo o bambino colpito da una misteriosa pestilenza che prosciuga gli animi e risveglia i corpi dei defunti.*

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I vampiri, in Baltimore, non sono esenti dai fenomeni della decomposizione naturale, per cui, nonostante i cadaveri risvegliati dalla maledizione si nutrano di sangue umano, i corpi di cui si sono impossessati deperiscono, vengono consumati dalla malvagità, fino a ridursi in miseri mucchietti d’ossa. A quel punto, il demone dovrà cercare un altro corpo da abitare, un altro essere da corrompere.

Il fatto che il vampiro, nella visione originale degli autori, sia un parassita mefitico che infesta l’anima e corrompe il corpo piuttosto che un demone antropomorfo fatto egli stesso di carne e sangue, rende ancora più difficile all’eroe il compito di estirpare per sempre il Male dalla vita sua e del mondo conosciuto.

Sarà per questo che, dopo l’uscita del romanzo, Mignola e Golden hanno deciso di dedicare al capitano Baltimore anche una saga a fumetti?

Voto complessivo: ****

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*Durante la Prima Guerra Mondiale, c’è stata DAVVERO una pandemia che, per il numero elevatissimo di vittime, fu paragonata alla peste nera: l’Influenza Spagnola!

Marina Finaldi